Il territorio di Filetto si estende per circa 60 kmq, in buona parte internamente alParco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. In quest’ambito di media e alta montagna, caratterizzato oggi da estesi boschi, soprattutto di pino nero, sono molte le mete escursionistiche: Monte Ruzza, Monte Rofano, la Valle di Filetto, oltre alle vicine e più note località del massiccio del Gran Sasso. Nelle vicinanze sono raggiungibili altri paesi meritevoli di una visita, fra gli altri Camarda, Assergi, Pescomaggiore, Paganica, Barisciano, S. Stefano di Sessanio, Castelvecchio Calvisio.
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L’abitato e il territorio di Filetto in una ripresa aerea (da Google Earth).Alture sul versante meridionale del Gran Sasso, antico eldorado della pastorizia (foto Mauro Congeduti).Un gregge al pascolo sull’altopiano di Campo Imperatore (foto Mauro Congeduti).L’altopiano di Campo Imperatore, estesa fossa tettonica compresa tra la dorsale Monte Aquila – Monte Camicia a nord, e la dorsale Monte Scindarella – Monte Bolza a sud. I pastori di Filetto avevano gli stazzi in località “Le Fontari” all’estremo occidente della vasta depressione (foto Mauro Congeduti).L’altopiano di Campo Imperatore in inverno (foto Mauro Congeduti).L’altopiano di Campo Imperatore e il Corno Grande (m 2912), massima elevazione della catena appenninica (foto Mauro Congeduti).Panorama verso sud ovest dalla cresta di Monte Aquila: Monte Portella (m 2385), Pizzo Cefalone (m 2533), Monte Corvo (m 2623), Pizzo Intermesoli (m 2635). A sinistra si distinguono la stazione superiore della funivia del Gran Sasso (m 2130), l’Albergo di Campo Imperatore, l’Osservatorio Astronomico (foto Mauro Congeduti).Panorama dalla Vetta Orientale del Corno Grande (m 2903): da sinistra, Vetta Centrale (m 2893), Vetta Occidentale (m 2912), Pizzo Intermesoli (m 2635), Monte Corvo (m 2623), Corno Piccolo (m 2655) (foto Mauro Congeduti).La parte alta della conca glaciale di Campo Pericoli a primavera inoltrata: a sinistra, di scorcio, la parete est del Pizzo Cefalone e la vetta del Pizzo Intermesoli; a destra, la dorsale del Monte Portella e il sentiero per il passo omonimo; al centro, il massiccio dei Due Corni (foto Mauro Congeduti).Un esemplare maschio di camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) (foto Mauro Congeduti).Giglio di san Giovanni (Lilium bulbiferum subsp. croceum). Fiorisce in giugno nei pascoli soleggiati e nelle radure delle faggete (foto Mauro Congeduti).Un bell’esemplare di Parnassius apollo. Questa grande farfalla, dalle ali diafane macchiate di nero e di rosso, appartiene alla famiglia dei Papilionidi ed è diffusa su tutte le Alpi e sui principali massicci dell’Appennino (foto Mauro Congeduti).
Fra le emergenze ambientali del territorio, spicca l’altopiano carsico dei Piani di Fugno, a un’altitudine compresa fra i 1371 e i 1382 metri sul livello del mare.
Una cascata è uno spettacolo insolito nel versante meridionale del Gran Sasso, un territorio carsico, dove le cavità della roccia drenano le acque superficiali, convogliandole nel sottosuolo.
Il velo diafano della prima neve d’autunno mette in rilievo la trama scabra di un paesaggio plasmato dalla storia. Nel corso dei secoli la pastorizia ha impresso segni profondi: verso sud le pendici della grande montagna appenninica furono disboscate fin da tempi remoti, per ampliare le aree di pascolo. Piccoli appezzamenti coltivati, i caratteristici “campi aperti”, strappati alla montagna con una fatica secolare di terrazzamento e spietramento, contendono lo spazio agli armenti sui pianori d’altura. Negli ultimi decenni la selva ha cominciato a riprendersi ciò che le era stato tolto, favorita dalla drastica riduzione del bestiame pascolante e dai rimboschimenti. La ripresa del bosco, però, oltre a nascondere i segni di una civiltà secolare, impoverisce la biodiversità nel territorio.
I Piani di Fugno e il versante meridionale del Gran Sasso (foto Mauro Congeduti).I Piani di Fugno visti dalla strada che sale alla Fossa di Paganica (foto Mauro Congeduti).I Piani di Fugno visti dalla strada che sale alla Fossa di Paganica (foto Mauro Congeduti).Un modesto pianoro carsico, un tempo interamente coltivato, tra le pendici di Monte Cristo e i Piani di Fugno (foto Mauro Congeduti).La nuda dorsale Monte S. Franco – Pizzo Cefalone, sulla quale spicca la toppa scura del bosco di Macchia Grande, risparmiato dai disboscamenti d’età medioevale e moderna (foto Mauro Congeduti).Rimboschimenti a pino nero e macchie di latifoglie spontanee, alle pendici di Monte Cristo (foto Mauro Congeduti).Il Piano di Fugnetto, nel territorio di Barisciano, e la pineta di rimboschimento di Monte Ruzza (foto Mauro Congeduti).
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