Il progetto
La Fonte Vecchia

La Fonte Vecchia di Filetto è situata a circa 300 metri dall’abitato, in una valle a nord del paese, lungo il percorso che conduce allachiesa dei SS. Crisante e Daria. La si può raggiungere anche per una mulattiera che parte dai ruderi dellaChiesa Vecchia.
La costruzione originaria può essere fatta risalire, senza possibilità di una precisa datazione, al quindicesimo o sedicesimo secolo; prima della costruzione dell’acquedotto, essa costituì il luogo di approvvigionamento idrico del paese.
L’acqua proviene da falde derivate probabilmente dal bacino idrico deiPiani di Fugno, ma, negli ultimi tempi, la diminuzione delle precipitazioni nevose e, forse, anche il venir meno dell’efficienza delle opere di captazione fanno sì che si riduca presto in secca nella stagione estiva.
Nel 1950 le fu addossata una vasca in cemento per lavare i panni. Nel 2000 l’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, su suggerimento e progetto del Circolo Ricreativo Culturale di Filetto, restaurò la fonte, posizionandovi a fianco un’area da pic-nic e demolendo la vasca in cemento.
Oggi, anche a causa del terremoto del 2009, la Fonte Vecchia è in stato di progressivo degrado, per il crollo del paramento murario, nell’attesa che si concretizzi un progetto di recupero del Comune dell’Aquila.
La costituzione della comunità patrimoniale

La Sezione di Italia Nostra “Carlo Tobia” dell’Aquila ha individuato nella Fonte un fattore di aggregazione e un simbolo del paese di Filetto, quando si è trattato di scegliere un bene a partire dal quale costituire una Comunità Patrimoniale ai sensi della Convenzione di Faro, dando attuazione, nella nostra realtà, al Progetto “Minore”, promosso dall’Associazione Italia Nostra e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
È così iniziato il percorso costitutivo dellaComunità Patrimoniale “Fonte Vecchia di Filetto”, che ha trovato l’immediata collaborazione delle associazioni del paese, “Felecta”, “Il Moro” e dell’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico, l’adesione della Delegazione aquilana di “Archeoclub” e di “Pro natura L’Aquila” e il patrocinio dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Amedeo di Savoia duca d’Aosta” dell’Aquila e della Scuola Superiore di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo di Paganica. Tale percorso si è svolto fra incontri istituzionali e iniziative conoscitive della realtà di Filetto e della stessa Fonte Vecchia, come la Passeggiata patrimoniale con le scuole, del 3 aprile, per poi concludersi con le pubbliche manifestazioni a Filetto e all’Aquila, rispettivamente il 22 e 23 maggio 2025, e con la successiva adesione alla F.I.P. (Faro Italia Platform), la rete delle comunità patrimoniali italiane aderenti alla Convenzione di Faro.
La Convenzione di Faro

La “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società” o, con definizione alternativa, la “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore sociale del patrimonio materiale e immateriale”, in breve “Convenzione di Faro”, è un trattato adottato dal Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa il 13 ottobre 2005, aperto alla sottoscrizione degli Stati membri il 27 ottobre 2005 nella città portoghese di Faro ed entrato in vigore il primo giugno 2011, dopo essere stato ratificato da dieci stati.
Il nostro Governo ha firmato la Convenzione il 27 febbraio 2013, per poi ratificarla con la Legge 133 del primo ottobre 2020. A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la Convenzione di Faro è entrata in vigore in Italia il 24 ottobre dello stesso anno.
A oggi sono 30 gli Stati membri del Consiglio d’Europa che hanno adottato la Convenzione e 25 quelli che l’hanno firmata. Essa stabilisce un concetto innovativo di eredità culturale, come «insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei propri valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. Esso comprende tutti gli aspetti dell’ambiente che sono il risultato dell’interazione tra l’uomo e i luoghi nel corso del tempo» (art. 2 comma a).

Lo “strumento” che la Convenzione indica per il conseguimento di questi fini è la “Comunità patrimoniale”, in origine tradotta in italiano come “Comunità di eredità”: «costituita da persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale che essi desiderano, nel quadro dell’azione pubblica, mantenere e trasmettere alle generazioni future» (art. 2 comma b).
La Convenzione di Faro attribuisce quindi alle Comunità Patrimoniali una responsabilità diretta per la tutela e la valorizzazione dei beni comuni che esse sentono propri, attraverso un processo partecipato, aperto e plurale.
Negli anni 2021-2022, per valorizzare la complessità del patrimonio italiano, su proposta e finanziamento del Consiglio d’Europa, è stata costituita in via sperimentale la F.I.P. (Faro Italia Platform), una piattaforma collaborativa gestita dell’Ufficio di Venezia dello stesso Consiglio d’Europa e da Faro Venezia, con il compito di censire le Comunità Patrimoniali italiane e le loro reti tematiche e territoriali.
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